antonomàstico
/antonoˈmastiko/
Significato
Aggettivo che si riferisce all'antonomasia, figura retorica consistente nel sostituire un nome proprio con un epiteto o una perifrasi che ne richiami una qualità eminente (come 'il Sommo Poeta' per Dante), o viceversa nell'usare un nome proprio celebre al posto di un nome comune per indicare chi possegga le medesime caratteristiche (come 'un Cicerone' per un oratore eloquente). Si dice dunque antonomastico ciò che ha carattere, valore o funzione di antonomasia: un epiteto antonomastico, un uso antonomastico di un nome, una perifrasi antonomastica. Il termine appartiene al lessico tecnico della retorica, della stilistica e della linguistica, ma trova impiego anche nella critica letteraria colta per designare quella particolare condensazione simbolica per cui un nome diventa emblema di un'intera categoria.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dall'aggettivo greco ἀντονομαστικός (antonomastikós), formato sul sostantivo ἀντονομασία, composto da ἀντί (antí, 'al posto di') e ὀνομάζειν (onomázein, 'nominare'), a sua volta da ὄνομα (ónoma, 'nome'). La figura fu codificata dai retori ellenistici e trasmessa al mondo latino attraverso Quintiliano, che nell'Institutio oratoria (VIII, 6, 29-30) la descrive come 'pronominatio'. L'aggettivo entra nell'italiano colto attraverso i trattati rinascimentali di retorica, consolidandosi nei lessici cinque-seicenteschi e diventando patrimonio stabile della terminologia stilistica, pur mantenendo sempre un registro erudito e specialistico.
Esempio d'uso
L'epiteto 'il Divino', riferito a Michelangelo già dai suoi contemporanei come Pietro Aretino e Giorgio Vasari, costituisce un uso antonomastico così radicato nella tradizione critica italiana da rendere quasi superfluo, in certi contesti, il nome anagrafico dell'artista.
Curiosità
- Molti nomi comuni italiani nascono da un procedimento antonomastico ormai lessicalizzato: 'cicerone' per guida turistica eloquente, 'mecenate' per finanziatore delle arti, 'arpagone' per avaro, 'dongiovanni' per seduttore impenitente.
- L'uso antonomastico può diventare marchio registrato: parole come 'biro', 'scottex' o 'kleenex' sono antonomasie commerciali che hanno sostituito nel parlato il nome comune del prodotto, generando talvolta cause legali per diluizione del marchio.
- Nella tradizione araldica medievale l'uso antonomastico era sistematico: Federico II era 'Stupor Mundi', Carlo Magno 'Pater Europae', Lorenzo de' Medici 'il Magnifico', formule che sostituivano quasi completamente il nome nei testi encomiastici.
Citazioni celebri
L'antonomasia è quella figura con cui, in luogo del nome proprio, si pone qualche cosa che gli equivalga.
— Quintiliano
Chiamare Dante 'il Ghibellin fuggiasco' è esempio insigne di procedere antonomastico, che condensa in una formula un destino.
— Giosuè Carducci
Nel linguaggio comune l'antonomasia opera senza che il parlante ne abbia coscienza, trasformando nomi propri in categorie.
— Bice Mortara Garavelli
Riferimenti culturali
- Nella tradizione italiana l'esempio antonomastico per eccellenza è 'il Sommo Poeta' per Dante Alighieri, formula consacrata dalla critica otto-novecentesca e divenuta tanto automatica da apparire, in certi contesti, quasi un sinonimo del nome stesso.
- Giacomo Leopardi nello Zibaldone riflette ripetutamente sui meccanismi retorici della lingua italiana, dedicando pagine acute all'uso antonomastico dei nomi propri trasformati in archetipi, come 'un Nerone' per designare un tiranno crudele.
- La Retorica generale di Bice Mortara Garavelli, pubblicata da Bompiani nel 1988, costituisce il manuale di riferimento italiano in cui l'uso antonomastico viene analizzato con rigore tassonomico, divenendo testo canonico per linguisti e critici letterari.
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