cacozelia
/kakoˈdzɛːlja/
Significato
Sostantivo femminile che designa un'affettazione stilistica viziosa, un'imitazione maldestra e pretenziosa di modelli illustri, ovvero un eccesso di zelo retorico che sfocia nel cattivo gusto. Nella tradizione retorica antica indica il vizio opposto all'eleganza misurata: l'ostentazione di artifici, metafore ardite, neologismi sforzati o costruzioni preziose che, lungi dall'ornare il discorso, lo rendono goffo, ridicolo o oscuro. Per estensione, il termine si applica oggi a ogni forma di emulazione caricaturale, dall'arte alla moda, in cui l'aspirazione al sublime degenera in manierismo grottesco.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco κακοζηλία (kakozēlía), composto da κακός (kakós, 'cattivo') e ζῆλος (zêlos, 'zelo, emulazione, ardore imitativo'). Era termine tecnico della critica retorica ellenistica e venne introdotto nel latino da Quintiliano nell'Institutio oratoria (VIII, 3, 56), che lo definiva «mala adfectatio», cioè una ricerca viziata dell'effetto stilistico. Anche Seneca il Vecchio e Macrobio impiegarono il vocabolo per stigmatizzare gli eccessi della retorica asiana. Riemerge nell'italiano umanistico cinquecentesco nei trattati di poetica e sopravvive oggi come tecnicismo della filologia e della stilistica.
Esempio d'uso
Il giovane poeta, ansioso di emulare Marino, cadeva in una cacozelia imbarazzante: le sue metafore concettose si accatastavano senza misura, trasformando ogni verso in un esercizio di virtuosismo vuoto che il critico, con garbata ironia, definì «barocchismo da liceale».
Curiosità
- Svetonio, nelle Vite dei Cesari, accusa l'imperatore Augusto di rimproverare a Tiberio una cacozelia nello stile epistolare, segno che il vizio era considerato grave persino nella corrispondenza privata dei sovrani romani.
- In ambito filologico moderno, il termine «cacozelia latens» (cacozelia nascosta) indica un'affettazione così sottile da sembrare naturalezza, considerata da Quintiliano ancora più insidiosa di quella manifesta perché inganna il lettore inesperto.
- Erasmo da Rotterdam, nel Ciceronianus (1528), riprese il concetto di cacozelia per attaccare i ciceroniani puristi del suo tempo, che imitavano Cicerone con tale pedanteria da risultare ridicoli agli occhi degli umanisti europei più aperti.
Citazioni celebri
Cacozelia, id est mala adfectatio, per omne dicendi genus peccat.
— Marco Fabio Quintiliano
Lo stile affettato è la maschera dell'ingegno mediocre che vuol parere profondo.
— Giacomo Leopardi
Nulla è più ridicolo del voler essere a tutti i costi originali.
— Alessandro Manzoni
Riferimenti culturali
- Nei trattati cinquecenteschi di Giulio Cesare Scaligero e Lodovico Castelvetro, la cacozelia viene discussa come vizio capitale dello stile, contrapposta alla decorosa imitatio dei classici raccomandata dalla poetica aristotelica rinascimentale.
- La polemica antimarinista del Seicento italiano, da Gabriello Chiabrera a Francesco Redi, accusò implicitamente la lirica barocca di cacozelia, denunciando l'abuso di metafore ardite, concetti arzigogolati e iperboli che sfiguravano l'eleganza classica.
- Benedetto Croce, nei suoi saggi sulla letteratura barocca raccolti in Storia dell'età barocca in Italia (1929), utilizzò implicitamente il concetto di cacozelia per stigmatizzare quello che chiamava il «non poetico» del secentismo italiano.
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