irenofobia
/irenoˈfɔbia/
Significato
Sostantivo femminile che designa una paura patologica, irrazionale e persistente della pace, della quiete o degli stati di armonia sociale e interiore. In ambito psicologico clinico indica quella condizione paradossale per cui il soggetto, abituato al conflitto o allo stato di allerta, sperimenta angoscia profonda nel momento in cui subentrano la calma, la distensione o la risoluzione delle tensioni. Si manifesta talvolta come compulsione a generare disaccordo, a sabotare relazioni serene o a rifuggire ambienti tranquilli, poiché la pace viene inconsciamente percepita come minaccia, vuoto o preludio a un pericolo imminente.
Origine ed etimologia
Il termine è formato dall'unione del greco antico εἰρήνη (eirḗnē), «pace», e φόβος (phóbos), «paura, timore, fuga». Εἰρήνη era anche il nome di una delle Ὧραι, le Ore figlie di Zeus e Themis, personificazione della pace insieme a Dike ed Eunomia. Il composto è di conio recente, coerente con la nomenclatura ottocentesca e novecentesca delle fobie in ambito psichiatrico, seguendo il modello di formazioni come agorafobia o claustrofobia. L'uso si è consolidato nel Novecento nella letteratura psicologica e psicoanalitica, come contraltare speculativo dell'irenofilia.
Esempio d'uso
Dopo decenni trascorsi in ambienti familiari conflittuali, il paziente sviluppò una singolare irenofobia: nei momenti di serenità coniugale avvertiva un'ansia crescente, quasi che la quiete domestica preludesse a una catastrofe imminente, e si sorprendeva a provocare piccoli litigi per ristabilire il caos rassicurante.
Curiosità
- In etologia si osserva un fenomeno analogo in alcuni primati cresciuti in cattività: reintrodotti in ambienti pacifici, mostrano stress e comportamenti autolesionistici, come se la mancanza di gerarchie conflittuali generasse un vuoto insopportabile paragonabile all'irenofobia umana.
- Il termine è stato ripreso negli studi sui reduci di guerra, dove clinici come Jonathan Shay hanno descritto veterani incapaci di reintegrarsi nella vita civile perché la quotidianità pacifica provocava loro un'angoscia più intensa del combattimento stesso, fenomeno oggi collegato al disturbo post-traumatico.
- Curiosamente, l'irenofobia condivide la radice con Irene, uno dei nomi femminili più diffusi in Grecia e in Italia meridionale: paradossalmente chi soffre di questa condizione teme etimologicamente ciò che il nome invoca come benedizione, cioè la pace duratura.
Citazioni celebri
Gli uomini non sopportano tanto la guerra quanto temono la pace.
— Carl Gustav Jung
La pace è un bene così grande che non si può desiderare cosa migliore né possedere cosa più utile.
— Sant'Agostino
L'uomo è un animale che si è abituato al conflitto: la pace lo disorienta più della battaglia.
— Elias Canetti
Riferimenti culturali
- Nel romanzo «Il deserto dei Tartari» di Dino Buzzati, il tenente Drogo incarna una forma sottile di irenofobia: passa la vita in attesa del nemico, terrorizzato non dalla guerra ma dall'idea che essa non arrivi mai, che la pace della Fortezza Bastiani si riveli l'unica realtà possibile.
- La psicanalisi italiana, in particolare gli studi di Franco Fornari sulla «psicanalisi della guerra» pubblicati da Feltrinelli nel 1966, ha indagato il paradosso per cui gruppi e individui possono temere la pace perché essa smaschera i conflitti interiori che la guerra permetteva di proiettare all'esterno.
- Nella tradizione manzoniana dei «Promessi Sposi», il personaggio di Don Rodrigo mostra tratti irenofobici: incapace di tollerare la quieta felicità altrui, la percepisce come affronto personale e agisce per turbarla, incarnando quella patologia sociale del signorotto abituato al sopruso.
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