lemuri
/ˈlɛːmuri/
Significato
Nella religione e nella tradizione dell'antica Roma, i lemuri (lat. lemures) erano le anime inquiete e malevole dei defunti che, prive di sepoltura adeguata o di riti funebri compiuti, tornavano a vagare di notte tra i vivi per tormentarli. Distinti dai mani, considerati spiriti benevoli degli antenati, e dalle larvae, fantasmi spaventosi dall'aspetto deforme, i lemuri rappresentavano una categoria intermedia di entità ultraterrene legate al culto domestico. Il termine designa per estensione, in italiano letterario, ogni presenza spettrale o larvale che inquieta la coscienza, e ha dato il nome scientifico ai noti primati notturni del Madagascar.
Origine ed etimologia
Dal latino lēmures, -um, sostantivo plurale di etimologia oscura ma probabilmente d'origine non indoeuropea, forse mediterranea o etrusca, accostato da alcuni studiosi al greco λάμια (lamia, spettro divoratore di bambini). Il termine compare già in Orazio, Ovidio e Persio. Linneo lo riprese nel 1758 per battezzare i primati malgasci, colpito dalle loro abitudini notturne, dagli occhi luminosi nel buio e dai versi lamentosi che ricordavano gli antichi spiriti vaganti della tradizione romana. In italiano è entrato nel lessico colto attraverso la mediazione umanistica e antiquaria.
Esempio d'uso
Nelle pagine notturne di quel romanzo gotico, il protagonista avvertiva intorno a sé l'aleggiare silenzioso dei lemuri, presenze impalpabili che parevano emergere dalle crepe delle vecchie mura per rivendicare un'esistenza dimenticata dai vivi.
Curiosità
- Il mese di maggio era considerato infausto per le nozze proprio a causa delle Lemuria celebrate nei giorni 9, 11 e 13: superstizione documentata da Ovidio e sopravvissuta in alcune aree rurali italiane fino all'Ottocento.
- Carl Linnaeus, scegliendo nel 1758 il nome scientifico Lemur per i primati malgasci, motivò la scelta nel Systema Naturae spiegando che si muovevano lentamente nella notte, come spettri silenziosi tra i rami della foresta tropicale.
- Nella psicoanalisi junghiana il termine lemure è stato talvolta usato in senso figurato per indicare contenuti psichici rimossi che tornano a infestare la coscienza, in analogia con gli antichi spiriti irrequieti della tradizione latina.
Citazioni celebri
Hac quoque ab Aenea dictum genus esse silentum: a proavo veteres Lemures geniumque vocabant.
— Ovidio
Nox erat et somnus lassos submisit ocellos.
— Ovidio
Quando il sonno della ragione genera mostri, antichi lemuri tornano a popolare le nostre notti.
— Mario Praz
Riferimenti culturali
- Giovanni Pascoli, profondo conoscitore del mondo classico, evoca nelle sue liriche e nei poemetti latini presenze larvali e spettrali che richiamano la concezione romana dei lemuri, intrecciandole con il suo personale nido familiare violato dalla morte.
- Nel saggio La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz, l'erudito anglista lucchese analizza la persistenza di figure lemurali nella sensibilità ottocentesca, mostrando come l'antico immaginario romano sopravviva trasfigurato nel gotico europeo.
- Le Lemuria erano le feste romane di maggio descritte da Ovidio nei Fasti, durante le quali il pater familias gettava fave nere alle proprie spalle per allontanare le anime inquiete: rito di esorcismo domestico studiato dagli antropologi italiani come Angelo Brelich.
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