obnubilare
/obnubiˈlare/
Significato
Verbo transitivo del registro letterario e medico che significa offuscare, ottenebrare, avvolgere come in una nube, sia in senso fisico sia, più frequentemente, in senso figurato riferito alle facoltà mentali, alla coscienza o al giudizio. In ambito clinico designa lo stato di alterazione della vigilanza in cui la coscienza appare velata, rallentata, come immersa in una nebbia che impedisce la chiara percezione di sé e del mondo. In senso traslato può indicare l'ottundimento della ragione causato da passioni, alcol, ideologie o sofferenza.
Origine ed etimologia
Il termine deriva direttamente dal latino tardo obnubilare, composto dal prefisso ob- (con valore di sovrapposizione, copertura) e nubilare, denominale da nubilus, a sua volta da nubes, ovvero nube. Il significato originario era dunque concretamente meteorologico: coprire di nubi, rendere nuvoloso. Già in Apuleio e negli autori cristiani come Tertulliano il verbo assume sfumature metaforiche legate all'oscuramento dello spirito. In italiano è attestato fin dal Trecento e ha goduto di particolare fortuna nella prosa scientifica seicentesca e nella letteratura ottocentesca.
Esempio d'uso
Dopo giorni di febbre altissima e veglia tormentata, una sopravvenuta sonnolenza cominciò a obnubilargli i sensi, sicché le voci dei familiari raccolti attorno al letto gli giungevano ovattate, come filtrate da una distanza incolmabile.
Curiosità
- Nel linguaggio medico contemporaneo l'obnubilamento è uno dei livelli intermedi della Glasgow Coma Scale, situandosi tra la piena vigilanza e lo stupor, e rappresenta spesso il primo segnale clinico di un'encefalopatia metabolica o di un'intossicazione in atto.
- Gabriele D'Annunzio impiegò il verbo in 'Notturno', opera scritta nel 1916 durante la convalescenza dopo l'incidente aereo che gli costò l'occhio destro, per descrivere gli stati crepuscolari di coscienza in cui composta dettando le sue impressioni su strisce di carta.
- Nel Vocabolario degli Accademici della Crusca obnubilare compare già nella prima edizione del 1612, segno della sua precoce dignità letteraria, sebbene fosse considerato termine elevato da riservare a contesti aulici o scientifici, mai colloquiali.
Citazioni celebri
La passione obnubila la ragione e rende l'uomo simile alla bestia.
— Baruch Spinoza
Nulla obnubila tanto il giudizio quanto la certezza di averlo limpido.
— Friedrich Nietzsche
Il fumo dell'incenso e quello dei roghi obnubilano egualmente la mente dei fedeli.
— Voltaire
Riferimenti culturali
- Cesare Lombroso, nella sua opera 'L'uomo delinquente' del 1876, utilizza ripetutamente il verbo obnubilare per descrivere gli stati di alterazione della coscienza dei criminali epilettici, contribuendo a diffondere il termine nel lessico psichiatrico italiano dell'Ottocento positivista.
- Nella 'Coscienza di Zeno' di Italo Svevo del 1923, il fumo della sigaretta, l'alcol e l'autoinganno costituiscono potenze obnubilanti della lucidità del protagonista, tema centrale dell'introspezione sveviana che dialoga con la nascente psicoanalisi viennese.
- Il manuale di semeiotica medica di Augusto Murri, celebre clinico bolognese di fine Ottocento, codifica l'espressione 'obnubilamento del sensorio' come categoria diagnostica precisa, ancora oggi impiegata nei reparti di neurologia e medicina interna degli ospedali italiani.
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