tintinnabolo
/tintinˈnaːbolo/
Significato
Sostantivo maschile che designa un piccolo campanello, sonaglio o oggetto metallico atto a produrre un suono argentino e tremulo per percussione o oscillazione. Nell'antichità romana indicava specificamente un amuleto sonoro, spesso a forma di figura fallica alata munita di campanelli, appeso negli ingressi delle case o nei giardini con funzione apotropaica. Per estensione letteraria, il termine evoca qualunque tintinnio leggero e ripetuto, e in liturgia designa il campanello usato nelle cerimonie. È vocabolo dotto, di registro elevato, oggi confinato alla prosa colta, all'archeologia e alla critica musicale.
Origine ed etimologia
Dal latino tintinnabŭlum, derivato del verbo tintinnāre, intensivo onomatopeico di tinnīre, «risuonare con suono acuto». La radice imita per fonosimbolismo il vibrare del metallo percosso. Già Plauto e Marziale attestano il termine; Petronio lo cita nel Satyricon. Nel Medioevo entra nel lessico ecclesiastico per indicare le campanelle liturgiche e processionali, mentre l'umanesimo lo recupera in chiave erudita. In italiano è registrato dal Trecento, ma resta vocabolo letterario e tecnico, fiorito nella prosa archeologica ottocentesca.
Esempio d'uso
Nell'atrio della domus pompeiana pendeva ancora, sospeso a una catenella ossidata, un tintinnabolo di bronzo dalle innumerevoli campanelle, il cui suono, secondo gli antichi, allontanava gli spiriti maligni e propiziava la fortuna dei viandanti.
Curiosità
- Il compositore estone Arvo Pärt ha battezzato «tintinnabuli» il proprio stile minimalista sacro, ispirato al suono delle campane: una tecnica compositiva in cui una voce melodica si intreccia a una voce che arpeggia la triade tonica.
- I tintinnaboli romani avevano spesso forma grottesca e oscena, perché la commistione di riso, suono metallico e simbolo fallico era ritenuta tripla difesa contro il malocchio, secondo quanto documentato negli scritti di Plinio il Vecchio.
- Edgar Allan Poe coniò l'inglese «tintinnabulation» nel poema The Bells del 1849 proprio rifacendosi al latino tintinnabulum, e da lì il termine è rientrato come prestito colto in numerose lingue europee.
Citazioni celebri
Odo tintinni di mandre lontane.
— Giovanni Pascoli
Le campane sonavano a festa con grande tintinnio.
— Alessandro Manzoni
Keeping time, time, time, in a sort of Runic rhyme, to the tintinnabulation that so musically wells from the bells.
— Edgar Allan Poe
Riferimenti culturali
- Nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli è conservata una vasta collezione di tintinnaboli rinvenuti a Pompei ed Ercolano, molti dei quali a forma di fascinum alato, esposti nel celebre Gabinetto Segreto e oggetto di studi sull'apotropaismo romano.
- Giovanni Pascoli, nella poesia «L'ora di Barga» e in altre liriche di Myricae e Canti di Castelvecchio, fa del tintinnio campanario un motivo fonosimbolico ricorrente, trasformando il suono delle campane rurali in elemento centrale del suo fanciullino poetico.
- Nella liturgia cattolica romana, il tintinnabolo è anche il nome dello stendardo sonoro a forma di ombrello concesso alle basiliche, custodito presso la Basilica di San Pietro in Vaticano come segno distintivo del rango basilicale insieme al conopeo.
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