apocope
/aˈpɔːkope/
Significato
In linguistica, l'apocope è la caduta o soppressione di uno o più fonemi alla fine di una parola, fenomeno che può essere occasionale o lessicalizzato. Si distingue dall'aferesi (caduta iniziale) e dalla sincope (caduta interna). L'apocope può essere vocalica, quando cade la vocale finale (come in 'amor' per 'amore'), o sillabica, quando si elide un'intera sillaba (come in 'san' per 'santo' o 'po'' per 'poco'). È strumento prediletto della poesia italiana per esigenze metriche e ritmiche, ma compare ampiamente anche nel parlato corrente, specialmente davanti a parola iniziante per consonante.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco antico ἀποκοπή (apokopḗ), 'taglio, troncamento', composto da ἀπό (apó, 'da, via') e κόπτω (kóptō, 'tagliare, recidere'). Già i grammatici alessandrini, in particolare Dionisio Trace nel II secolo a.C., classificavano l'apocope tra i metaplasmi, le alterazioni fonetiche delle parole. Il termine giunse al latino come apocope e fu ripreso dai retori medievali e rinascimentali nei trattati di grammatica e poetica. In italiano il vocabolo è attestato dal XVI secolo nei trattati di prosodia, dove indicava un licenziamento metrico legittimato dall'uso poetico.
Esempio d'uso
Nel verso dantesco 'Tanto gentile e tanto onesta pare' l'apocope di 'pare' rispetto a forme più piene contribuisce alla solenne fluidità dell'endecasillabo, dimostrando come questo accorgimento fonetico sia anche strumento di musicalità e raffinatezza stilistica.
Curiosità
- I titoli nobiliari e religiosi italiani sono fossili dell'apocope: 'San Francesco', 'Don Camillo', 'Frà Cristoforo', 'Suor Maria' conservano forme troncate cristallizzate ormai obbligatorie davanti al nome proprio.
- L'apocope distingue significati: 'qual è' (senza apostrofo, perché è apocope di 'quale' e non elisione) è uno degli errori ortografici più diffusi in italiano, confondendosi spesso con la falsa elisione 'qual'è'.
- Nei dialetti gallo-italici l'apocope ha trasformato radicalmente il sistema fonetico: il piemontese e il lombardo presentano parole monosillabiche derivate da basi latine polisillabiche, come 'fioeu' da 'filiolum'.
Citazioni celebri
La lingua italiana, più di ogni altra romanza, conserva la vocale finale: l'apocope vi è eccezione, non regola.
— Bruno Migliorini
Il troncamento è figlio della necessità metrica e padre della grazia poetica.
— Pietro Bembo
Nulla è più rivelatore della natura di una lingua che il modo in cui essa accorcia le proprie parole.
— Gerhard Rohlfs
Riferimenti culturali
- Nella Divina Commedia Dante ricorre sistematicamente all'apocope ('amor', 'cor', 'valor', 'gentil') per modellare l'endecasillabo, facendo del troncamento uno strumento prosodico fondamentale della tradizione poetica italiana successiva.
- La grammatica del Bembo, nelle 'Prose della volgar lingua' (1525), codifica l'uso dell'apocope nel fiorentino letterario, distinguendo i casi leciti da quelli sgradevoli e stabilendo norme che hanno influenzato secoli di scrittura italiana.
- Nel parlato regionale settentrionale e specialmente milanese, l'apocope è fenomeno strutturale: parole come 'andar', 'mangiar', 'bell' hanno radicato un'estetica linguistica che Manzoni dovette negoziare nella revisione fiorentina dei Promessi Sposi.
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