cacoete
/kaˈkɔ.e.te/
Significato
Sostantivo maschile, dal greco kakoḗthes, che designa un'abitudine viziosa, un'inclinazione morbosa e insopprimibile, una mania radicata che sfiora la patologia. In ambito medico antico indicava un'ulcera maligna, di difficile guarigione; per estensione, in campo psicologico e letterario, denota quell'impulso coatto, quasi compulsivo, verso un determinato comportamento. Celeberrima è la locuzione latina cacoethes scribendi, la smania incoercibile di scrivere, coniata da Giovenale per stigmatizzare la grafomania dilagante nella Roma imperiale. Il termine conserva una sfumatura di biasimo, evocando un vizio inveterato più che una semplice consuetudine.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco antico κακόηθες (kakóēthes), composto da κακός (kakós, 'cattivo') e ἦθος (êthos, 'carattere, indole'), letteralmente 'di cattiva indole'. In origine era vocabolo medico, impiegato da Ippocrate e Galeno per designare piaghe maligne e recidivanti. Attraverso il latino cacoëthes fu ripreso dai satirici, in particolare da Giovenale nella settima satira, che ne fece un'espressione proverbiale. Nell'italiano colto entrò nel XVI secolo per indicare metaforicamente un'abitudine perniciosa e ostinata.
Esempio d'uso
Afflitto da un incorreggibile cacoete polemico, il vecchio critico non poteva astenersi dal vergare epistole velenose ai direttori dei quotidiani, denunciando presunte manchevolezze stilistiche che solo il suo occhio esasperato riusciva a scorgere.
Curiosità
- Giovenale coniò l'espressione cacoethes scribendi per irridere i romani suoi contemporanei che recitavano versi mediocri in pubblico; l'espressione sopravvive tuttora nel linguaggio accademico anglosassone per descrivere la grafomania scientifica.
- In dermatologia storica, fino all'Ottocento, si parlava di ulcus cacoethes per indicare piaghe tumorali maligne; il termine fu progressivamente sostituito da 'carcinoma' con l'affermarsi della nomenclatura oncologica moderna.
- Il filosofo Giordano Bruno impiegò il termine cacoete nel Candelaio per stigmatizzare l'inclinazione pedantesca dei grammatici, trasformando un lemma medico in strumento di satira antiaccademica di straordinaria efficacia retorica.
Citazioni celebri
Tenet insanabile multos scribendi cacoethes et aegro in corde senescit.
— Decimo Giunio Giovenale
Ogni epoca ha i suoi cacoeti, e la nostra ha quello dell'immagine incessante.
— Guido Ceronetti
La scrittura è per molti un cacoete più che una vocazione.
— Giuseppe Pontiggia
Riferimenti culturali
- Nel Canzoniere di Umberto Saba il tema dell'ossessione scrittoria affiora come necessità viscerale, quasi patologica, riecheggiando il concetto giovenaliano di cacoethes scribendi che permea la tradizione lirica italiana novecentesca.
- Leonardo Sciascia, nei suoi saggi raccolti in Cruciverba, riflette con ironia sul cacoete pamphlettistico degli intellettuali italiani, incapaci di tacere anche quando il silenzio sarebbe stato scelta stilistica ed etica più eloquente.
- Nella tradizione medica salernitana del Duecento, il termine cacoete designava specificamente ulcere ribelli ai trattamenti; il Regimen Sanitatis Salernitanum ne descriveva rimedi a base di erbe amare e cauterizzazioni rituali.
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