etereomania
/etereomaˈnia/
Significato
Sostantivo femminile che designa la dipendenza patologica dall'inalazione o ingestione di etere solforico, sostanza volatile un tempo impiegata come anestetico e solvente. Il termine appartiene al lessico psichiatrico e tossicologico ottocentesco, quando l'abuso di etere costituì un vero fenomeno sociale, particolarmente diffuso in alcune regioni europee. Indica non soltanto la brama compulsiva della sostanza, ma anche l'insieme dei disturbi neurologici, cognitivi e comportamentali che ne derivavano: euforia effimera, allucinazioni, deperimento organico e progressivo decadimento delle facoltà volitive del soggetto affetto.
Origine ed etimologia
Il vocabolo è un composto colto formato dal greco αἰθήρ (aithḗr), «aria superiore, cielo luminoso», da cui il latino scientifico aether, e dal suffisso -mania, derivato dal greco μανία, «follia, ossessione, impulso irrefrenabile». La coniazione risale alla seconda metà dell'Ottocento, in ambito medico francese e tedesco (éthéromanie, Ätheromanie), quando clinici come Magnan e Jolly cominciarono a classificare le tossicomanie emergenti accanto al morfinismo e all'alcolismo, entrando poi nella nosografia italiana attraverso i trattati di psichiatria positivista.
Esempio d'uso
Nei sanatori mitteleuropei di fine secolo, l'etereomania costituiva una piaga silenziosa: pazienti eleganti, spesso di estrazione borghese, celavano nelle tasche del panciotto la boccetta ambrata da cui traevano un oblio dolciastro e devastante.
Curiosità
- Nella Galizia austro-ungarica di fine Ottocento l'etereomania divenne una vera epidemia contadina: si stimava che decine di migliaia di persone consumassero etere quotidianamente, versandolo su zollette di zucchero o bevendolo puro nelle osterie di villaggio.
- L'etere fu introdotto in medicina come anestetico da William Morton nel 1846 a Boston, ma già entro pochi decenni la sua reperibilità nelle farmacie ne fece una droga d'abuso, complice il basso costo rispetto all'alcol tassato.
- Alcuni scrittori simbolisti, tra cui Guy de Maupassant, descrissero personalmente gli effetti dell'inalazione di etere in resoconti letterari, contribuendo paradossalmente sia alla mitizzazione sia allo studio clinico del fenomeno.
Citazioni celebri
L'etere procura una ebbrezza rapida, seguita da una depressione profonda, e il suo abuso conduce a forme di degenerazione paragonabili a quelle dell'alcolismo cronico.
— Valentin Magnan
Le tossicomanie sono malattie della volontà prima ancora che del corpo.
— Cesare Lombroso
Ogni sostanza che promette la fuga dal reale finisce col rendere il reale insostenibile.
— Thomas De Quincey
Riferimenti culturali
- Nella psichiatria italiana positivista, in particolare nella scuola di Cesare Lombroso a Torino, l'etereomania fu studiata come esempio di «degenerazione acquisita», inserita nei manuali accanto alle altre tossicomanie borghesi di fine Ottocento.
- Gabriele D'Annunzio, nei suoi diari e nelle pagine del Notturno, evocò più volte l'attrazione decadente per le sostanze volatili e gli anestetici, riflettendo il clima estetizzante in cui l'abuso di etere trovava terreno fertile tra intellettuali e dandy italiani.
- Il Manicomio di San Servolo a Venezia conservava nei suoi registri clinici ottocenteschi ricoveri per «intossicazione da etere», testimonianza documentaria di come il fenomeno toccasse anche i ceti agiati della Serenissima post-asburgica.
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