nictalopia
/niktaloˈpia/
Significato
Termine medico-oftalmologico che designa, nell'uso classico e tuttora prevalente in ambito italiano, una condizione visiva anomala caratterizzata dalla difficoltà o incapacità di vedere in condizioni di scarsa illuminazione, pur conservando una visione normale alla luce diurna; è dunque sinonimo di emeralopia inversa o cecità notturna. Curiosamente, nella tradizione medica francese e anglosassone il termine ha assunto il significato opposto, indicando la capacità di vedere meglio al buio che alla luce. Tale ambivalenza semantica, radicata nella storia stessa della medicina, rende il vocabolo un affascinante caso di antifrasi lessicale.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco νύξ, νυκτός (nýx, nyktós, «notte»), ἀλαός (alaós, «cieco») e ὤψ (ṓps, «occhio, vista»), composto che significherebbe letteralmente «cecità notturna». Attestato già nel corpus ippocratico e ripreso da Galeno, il termine entrò nel latino medico come nyctalopia e si diffuse nei trattati medievali e rinascimentali. L'ambiguità semantica nacque nel XVIII secolo quando alcuni lessicografi, interpretando erroneamente la radice, lo intesero come capacità di vedere di notte, generando una duplice tradizione lessicografica tuttora irrisolta nei dizionari europei.
Esempio d'uso
Durante le lunghe veglie invernali, il vecchio marinaio attribuiva a una forma di nictalopia contratta ai tempi delle traversate equatoriali la propria incapacità di distinguere i volti dei nipoti quando il sole calava dietro i tetti del porto.
Curiosità
- La nictalopia era un disturbo diffusissimo tra i marinai e i soldati della Prima Guerra Mondiale, al punto che gli eserciti distribuivano razioni fortificate di fegato e carote; la propaganda britannica attribuì poi mitologicamente ai piloti della RAF capacità visive straordinarie grazie alle carote.
- Nel dizionario francese Larousse e nell'Oxford English Dictionary il termine nyctalopia indica la capacità di vedere al buio, mentre nella tradizione italiana e tedesca significa l'esatto contrario: un paradosso lessicografico che costringe i traduttori medici a estrema cautela terminologica.
- La principale causa storica della nictalopia fu la carenza di vitamina A, essenziale per la sintesi della rodopsina nei bastoncelli retinici; nell'antico Egitto, il papiro di Ebers raccomandava già nel 1550 a.C. l'applicazione di succo di fegato sull'occhio come cura specifica.
Citazioni celebri
L'occhio non vedrebbe il sole se non fosse esso stesso di natura solare.
— Johann Wolfgang von Goethe
La vista è il più perfetto e il più delizioso di tutti i nostri sensi.
— Joseph Addison
Noi non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo noi.
— Anaïs Nin
Riferimenti culturali
- Nel Rinascimento italiano, Leonardo da Vinci dedicò ampie pagine dei suoi codici all'ottica e alla fisiologia dell'occhio, descrivendo con sorprendente precisione i meccanismi dell'adattamento visivo tra luce e tenebre, anticipando concetti che la medicina avrebbe sistematizzato solo nei secoli successivi.
- Il medico senese Pietro Andrea Mattioli, nei suoi celebri Discorsi sulla materia medica di Dioscoride del 1544, trattò diffusamente dei rimedi contro i disturbi della vista notturna, raccomandando il fegato di capra arrostito, antichissimo rimedio popolare che oggi sappiamo ricco di vitamina A.
- La clinica oculistica dell'Università di Pavia, fondata nel XIX secolo, fu tra le prime in Italia a studiare sistematicamente i disturbi dell'adattamento scotopico, contribuendo alla descrizione della retinite pigmentosa, patologia ereditaria oggi riconosciuta come principale causa di nictalopia congenita.
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