epanadiplosi
/epanadiˈplɔːzi/
Significato
Figura retorica di ripetizione in cui una medesima parola o espressione occorre all'inizio e alla fine di un verso, di una proposizione o di un periodo, conferendo al discorso una struttura circolare e insieme un effetto di enfasi conclusiva. Distinta dall'epanalessi per la sua rigorosa disposizione ai due estremi dell'unità sintattica, l'epanadiplosi crea una sorta di anello sonoro che imprigiona il significato tra due specchi, rafforzando il tema centrale attraverso il ritorno identico del termine iniziale. È strumento prediletto della poesia lirica e dell'oratoria solenne.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco antico ἐπαναδίπλωσις (epanadíplōsis), composto da ἐπί (epí, «sopra, di nuovo»), ἀνά (aná, «indietro, nuovamente») e διπλόω (diplóō, «raddoppiare»), col significato letterale di «raddoppiamento ripetuto». Codificata dai retori greci e latini, in particolare da Quintiliano e dagli autori della Rhetorica ad Herennium, la figura fu ampiamente teorizzata nei trattati medievali di ars dictaminis e riscoperta dai retori umanistici del Cinquecento, che ne fecero uno degli strumenti raffinati della prosa d'arte e della lirica petrarchesca.
Esempio d'uso
Nel sonetto giovanile che dedicò all'amata perduta, il poeta ricorse a una struggente epanadiplosi: «Piango, e nel mio dolore muto piango», dove il verbo incornicia il verso restituendo circolarità al lamento e sigillando l'immagine in una perfetta simmetria retorica.
Curiosità
- Alcuni retori medievali chiamavano l'epanadiplosi «figura anulare» perché la paragonavano all'anello nuziale che, tornando su se stesso, simboleggia l'eternità del legame tra le parole.
- In musica esiste un fenomeno analogo detto forma ad arco o ternaria ABA, in cui il tema iniziale ritorna alla fine, e alcuni musicologi lo hanno definito «epanadiplosi sonora» per la sua struttura specularmente circolare.
- Il poeta Giovanni Pascoli, appassionato di retorica classica, annotava nei suoi taccuini le occorrenze di epanadiplosi rintracciate in Virgilio, considerandola la figura più adatta a esprimere il ritorno malinconico del ricordo.
Citazioni celebri
La retorica insegna a nominare le cose col loro nome, e col loro nome a farle vivere.
— Roland Barthes
Le figure di ripetizione sono la memoria del discorso, il suo battito cardiaco.
— Bice Mortara Garavelli
Ogni figura retorica è una piccola macchina del tempo che riporta il senso al suo principio.
— Cesare Segre
Riferimenti culturali
- Francesco Petrarca impiega magistralmente strutture affini all'epanadiplosi nel Canzoniere, dove versi come «Solo e pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi e lenti» mostrano la predilezione trecentesca per le simmetrie sonore che incorniciano il pensiero elegiaco.
- Nella tradizione oratoria italiana, Giovanni Della Casa nel Galateo e Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata utilizzano forme di ripetizione circolare per conferire gravitas al periodare, trasformando la figura in cifra stilistica del classicismo cinquecentesco.
- Il Manuale di retorica di Bice Mortara Garavelli, pubblicato da Bompiani nel 1988, resta il testo di riferimento italiano per lo studio sistematico dell'epanadiplosi e delle altre figure di ripetizione, distinguendone con rigore le sottili differenze.
Parole correlate
Ogni giorno una parola nuova nell'app DiLex
Riscopri la bellezza della lingua italiana con pronuncia audio sincronizzata parola per parola, etimologia e quiz quotidiani. Gratuita, anche senza account.