tmesi
/ˈtmɛzi/
Significato
Figura retorica e fenomeno linguistico per cui una parola, generalmente composta, viene scissa in due elementi tra i quali si interpone uno o più termini estranei. Nata nella poesia greca e latina, dove serviva a esigenze metriche o a sottolineature espressive, la tmesi sopravvive in italiano in forme arcaiche, dialettali o popolari, come nelle espressioni in cui un avverbio o un pronome si insinua tra preposizione e sostantivo. Costituisce un raffinato strumento stilistico capace di generare effetti di sorpresa, enfasi o straniamento, spezzando l'unità attesa del lessema e costringendo l'ascoltatore a ricomporne mentalmente il senso.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco τμῆσις (tmêsis), 'taglio, incisione', a sua volta dal verbo τέμνω (témnō), 'tagliare', la stessa radice indoeuropea *tem- che genera anche 'tomo', 'anatomia' ed 'epitome'. I grammatici alessandrini codificarono la tmesi osservando come Omero scindesse regolarmente i preverbi dai verbi (kata...ebē per katebē). In latino, Ennio e Virgilio la praticarono con virtuosismo, come nel celebre saxo cere comminuit brum di Ennio, dove cerebrum è spezzato a metà. La tradizione retorica medievale e umanistica la incluse nei trattati come figura di dizione.
Esempio d'uso
Nei versi più audaci del suo poemetto sperimentale, il poeta ricorreva a una tmesi tanto violenta da spezzare la parola 'meraviglia' in due emistichi distinti, conferendo al testo un ritmo sincopato e quasi musicale che spiazzava il lettore abituato alla compostezza classica.
Curiosità
- Il verso di Ennio 'saxo cere comminuit brum' (gli spaccò il cervello con un sasso) è considerato il caso più estremo di tmesi nella poesia latina: il termine 'cerebrum' viene letteralmente tagliato a metà dal verbo, mimando iconicamente la frattura del cranio descritta.
- In inglese contemporaneo la tmesi sopravvive in espressioni colloquiali come 'abso-bloody-lutely' o 'un-freaking-believable', dove un termine espressivo si inserisce all'interno di una parola: i linguisti parlano in questi casi di expletive infixation, una forma di tmesi spontanea.
- Nei dialetti italiani meridionali sopravvivono forme di tmesi popolare, come l'inserimento del clitico tra preposizione e nome ('per me lo dire' invece di 'per dirmelo'), testimonianza di una stratificazione sintattica antica che la lingua standard ha progressivamente livellato.
Citazioni celebri
Saxo cere comminuit brum.
— Quinto Ennio
La figura per cui una parola viene divisa e tra le sue parti si inserisce un altro elemento si chiama tmesi.
— Heinrich Lausberg
Quale meraviglia che non avessero.
— Dante Alighieri
Riferimenti culturali
- Nella Divina Commedia, Dante usa forme prossime alla tmesi separando elementi normalmente uniti, come in 'però che ognuno' o nelle anastrofi sintattiche che spezzano la linearità del verso per esigenze ritmiche e rimiche, dimostrando come la tradizione classica fosse pienamente assorbita nel volgare illustre.
- Gian Giorgio Trissino, nel suo trattato La Poetica del 1529, discusse la tmesi tra le figure ammesse nel volgare, sebbene con cautela, riconoscendone l'origine greca e latina e l'utilità per piegare la lingua italiana alle esigenze del verso epico, come tentò poi nella sua Italia liberata dai Gotti.
- Nella poesia novecentesca italiana, autori come Andrea Zanzotto e Edoardo Sanguineti hanno recuperato la tmesi come strumento di sperimentazione neoavanguardista, spezzando parole per produrre effetti di disgregazione semantica e ricomposizione fonica, in particolare nelle raccolte degli anni Sessanta legate al Gruppo 63.
Parole correlate
Ogni giorno una parola nuova nell'app DiLex
Riscopri la bellezza della lingua italiana con pronuncia audio sincronizzata parola per parola, etimologia e quiz quotidiani. Gratuita, anche senza account.